Nebbiolo - Consorsio per della tutela


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Nebbiolo - Consorsio per della tutela

Nebbiolo - Consorsio per della tutela
Nebbiolo - Consorsio per della tutela

Intervista  alla Dott.ssa Antonioli che rappresenta un grossoDott.ssa Antonioli, ci spieghi quando è stato istituito il Consorzio per la tutela del Nebbiolo e da cosa ha avuto origine?  Il Consorzio è nato nel 1999 con lo scopo di tutelare, valorizzare e promuovere i vini dell’Alto Piemonte. Originariamente comprendeva le province di Novara, Vercelli e Biella successivamente Verbania, Cusio ed Ossola. Lo scopo originario si è poi adeguato alle normative vigenti che hanno dato molta più importanza ai singoli Consorzi offrendo loro la possibilità di gestire la denominazione in modo più concreto. In Italia ogni DOP di vini e DOP e DOCC ogni denominazione deve essere rappresentato da un Consorzioche è l’unico  ente preposto per la tutela nei confronti di terzi e dicasi nei confronti di tutte quante  possano essere le sue esigenze. Siete dunque un garante? Esatto! Siamo una garanzia per la tutela e vigilanza tra produttori ed organi preposti nel settore del vino. Che ruolo gioca il Consorzio-Garante?  Il Consorzio si limita a coordinare ma  non certifica, subentra posteriormente impegnandosi a far si che venga rispettato l’aspetto qualitativo ; in tal caso qualora dovessero esserci anomalie , il Consorzio può fare delle segnalazioni. Qual è il vantaggio di far parte di un Consorzio? I vantaggi possono essere molteplici ma  il nostro è un Consorzio che,  non deve essere visto come un Consorzio promozionale mirato alla promozione del vino che quindi prevede vantaggi, garantisce la sussistenza e la dominazione: il fatto che ci sia un Ghemme è dato dal fatto che esiste un Consorzio Ghemme! Il Ghemme deve passare attraverso il Consorzio altrimenti non può essere messo in vendita. Lo stesso vale per le nuove DOP che vengono create o creano nuovi Consorzi oppure si inseriscono in altri già esistenti. Come Consorzio avete una figura di comunicazione per la veicolazione del prodotto sul mercato? Questo è molto difficile da realizzarsi, poiché dipende molto dalla realtà e dalle esigenze. Ovviamente le grandi aziende preferiscono veicolarsi autonomamente e tendono a non mettere i propri canali commerciale a conoscenza di altre aziendementre, le piccole aziende  partecipano  alle  fiere organizzate dal Consorzio per poter essere aiutate e supportate.  Abbiamo un panorama variegato di piccoli e grandi aziende della nostra zona di conseguenza anche le stesse manifestazioni che realizziamo nelle fiere possono essere interessanti per le piccole aziende e non per le grandi o viceversa. Come Consorzio,  non siamo beneficiari di contribuzione pubblica, restiamo in vita grazie alle nostre scarse risorse ovvero mediante  le quote associative degli associati e di conseguenza dobbiamo limitarci a fare iniziative contenute diversamente, dobbiamo richiedere contributi per manifestazioni più grandi… ma non è sempre detto che riusciamo ad ottenerli! Per ciò facciamo il Vinitaly, cerchiamo di fare qualche iniziativa sul territorio nazionale. Ci piacerebbe fare di più ma le nostre risorse non ce lo permettono, cerchiamo di aderire essere presenti sul territorio regionale alle manifestazioni meno producenti sul territorio  che hanno lo scopo di sensibilizzare le vendite, ma, purtroppo non si investe abbastanza sui vini e prodotti di zona  mentre a differenza di altre zone dove la produzione locale è venduta. Secondo Lei Dott.ssa , come mai il territorio locale rimane indifferente  nei confronti  della vendita locale? Non si capisce il motivo… forse perché in queste zone la maggior parte delle persone non crede nella “forza” del prodotto locale!  Bisogna sensibilizzare il pubblico e far si che inizi a credere nella produzione territoriale e a chiedere nei ristoranti, enoteche ed agriturismi i prodotto che il nostro territorio ci offre.  Negli ultimo anni, per fortuna, la situazione è mutata ci sono operatori di settore, agriturismi e ristoranti  che hanno investito ma ancora molto pochi se si pensa a quanto è  grande offerta sul nostro territorio. Il turismo enogastronomico non è molto concepito dai nostri ristoratori, si pensa che i prodotti di altri territori siano più importanti: se Lei va in un ristorante in zona si troverà una carta e vini che offrono ampia scelta di vini Piemontesi dolcetti barbera e poi troverà magari  un Ghemme , un Gattinara, un Colli Novaresi. Dovrebbe essere il contrario in primis bisogna offrire una carta di vini del posto e poi , in base all’aspirazione del ristoratore, offrire ampia carta di vini regionali, nazionali ed estera In relazione alla qualità della produzione, la condizione del piccolo produttore rispetto a quella del grande produttore è molto  differente?  Non è una costante il dire che il piccolo produttore ha un prodotto migliore rispetto a quella di una grande azienda, bisogna vedere il territorio. Nel nostro territorio una grande azienda , che magari produce 150bottiglie all’anno, ha sicuramente un buon livello qualitativo ed è dimostrato dai brand delle nostre zone che lavorano bene anche con volumi produttivi non indifferenti ma dipende sempre dal titolare. Ovviamente  il titolare della grande azienda, a differenza del piccolo produttore, non è in grado di controllare tutta la filiera e tutte le fasi di lavorazione e produzione che deve affidare a terzi il compito ma deve comunque  verificare che tutte le fasi vengano eseguite ad hoc. La meccanizzazione e l’informatizzazione dei processi produttivi ha portato qualità superiore al prodotto? Nella nostra produzione  la meccanizzazione è stata molto contenuta dovuta alla morfologia delle colline. Si lavora con vigneti e terrazzamenti dove si può interviene solo con cingolati e non con gommati, la potatura viene fatta a mano. Il lavoro viene fatto prevalentemente a mano sia per il piccolo che per il grande produttore. Tutta questa manodopera che la produzione del vino necessita, è reperibile nel nostro territorio? C’è ma in parte è una manodopera straniera  in parte è una “manodopera  adulta”  locale, i giovani non sono molto propensi a svolgere queste tipologie di  lavori anche se, ci sono giovani che hanno il piacere di approcciarsi all’agricoltura ed alla campagna ma non sono così tanti perché è un lavoro faticoso, pesante e  la paga non è equiparabile con quella delle grandi aziende nazionali. Ultimamente da parte dei giovani la richiesta di lavoro in questo settore sta aumentando vuoi per la crisi o vuoi per passione…. Francamente penso più per la prima! Il fatto di essere produttori molto piccoli non vuol dire che il livello qualitativo sia elevato rispetto alle grandi aziende o viceversa. Per quanto riguarda lo sbocco commerciale ci sono piccoli che hanno creato un giro commerciale in zona valido che con  qualche altro sbocco a livello nazionale possono vendere le loro produzione. Il settore non ha risentito molto della crisi?

No, rispetto ad altre realtà territoriali legate in relazione a questo settore, il nostro territorio ha reagito e fronteggiato molto bene la crisi vuoi per la produzione più contenuta, vuoi per le caratteristiche produttive che , in questo momento , la gente cerca e dimostra più interesse verso qualche tipo di produzione locale nostra.

Sta dicendo che il  consumatore di oggi è più attento? Si mentre in passato si tendeva a bere un vino omologato e standardizzato, oggi si è alla ricerca di caratteristiche marcate. Oggi , l’Alto Piemonte offre produzioni molto differenti dovuta alla particolarità dei suoli vulcanici abbastanza differenziati perché possiamo da componente a base acida a componente minerale come il porfido , terreni sciolti, ciottolosi, ghiaiosi, a sabbia marina . Il terreno a base acida  è una ricchezza perché è proprio la componente dell’ acidità che rende unico il prodotto. Oltre al tipo di terreno, l’Alto Piemontese si avvale di un clima che offre sole, pioggia ed escursioni climatiche importanti tra notte e giorno e questi fattori climatici sono  favorevoli alla produzione del Nebbiolo.   Il Nebbiolo, ha un profilo piacevole, è un vino elegante, corposo si, ma i nostri punti di forza sono la mineralità , l’eleganza, la finezza :  non è un vino da meditazione ma è ideale per l’abbinamento col cibo. Un’altra cosa dell’Alto Piemontese che la gente non sa è che  il vino fa parte della nostra cultura , qui il vino è per noi storia e tradizione. Siamo stati definiti “La città del vino”. Il vino è stato iniziato dai Celti, con la coltivazione delle viti arrampicate sulle piante da frutto o piante da basso fusto, e portata avanti dai Romani, che hanno iniziato la coltivazione a filari e proseguita fino ai nostri giorni. Un tempo l’economia era basata sulla vite.  Nel 1905 la filossera, tempesta che ha distrutto ettari di vigneti . L’ industrializzazione e  l’edificazione selvaggia hanno contribuito affinché la gente si allontanasse dalla produzione del vino. Le aziende rimaste, sono quelle legate alla tradizione e cultura locale ? Ci sono aziende con molta storia, aziende nuove ed altre apparenti nuove: nuove solo come marchio  , persone che prima producevano o lavoravano per altri e che in un secondo momento hanno deciso di creare i propri brand . Per la maggior parte sono tutti produttori di tradizione o che provengono da famiglie contadine dove la vite era contemplata e dove si cresceva respirando il culto  del vino. Dott.ssa Antonioli, qual è il suo augurio per il 2013 ? Il mio augurio è che in patria s’ incominci ad esser profeti e s’incominci a vedere con consenso e con interesse  maggiore  le nostre produzioni  locali; che queste denominazioni antichissime possano continuare a vivere e possano ritornare ad avere il posto che meritano, anche se già questo sta avvenendo; e che i nostri vini eccellenti  possano essere visibili e degustati in tutto il mondo.

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Nebbiolo - Consorsio per della tutela

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Pubblicato il: 22.03.2019 alle 08:00:00 - by Redazione Just Italy (Giuseppe Antonio Signato)